La Provincia di Como ha scritto:Lo avrebbe ucciso e poi decapitato per occultare il cadavere. E' un'accusa pesantissima quella che pesa sul capo di Alberto Arrighi, 40 anni, titolare di una storica armeria in via Garibaldi, dove si sarebbe consumato il delitto. Arrighi, perito balistico per il tribunale e le forze di polizia, è da ieri sera nel carcere del Bassone, trasferitovi dopo un lungo interrogatorio ni questura di fronte al pm Antonio Nalesso che gil contesta i reati di omicidio volontario e distruzione di cadavere.
La vittima è Giacomo Brambilla, 43 anni, gestore di diversi impianti di carburante, ferito a morte a colpi d'arma da fuoco, poi decapitato. Il suo corpo è stato quindi occultato. Nella notte, la convivente di Brambilla ne aveva denunciato la scomparsa alla polizia. A metà della mattina di martedì, la Squadra volante della questura ha concentrato i sospetti sull'armiere che da qualche tempo non sarebbe stato in buoni rapporti con il Brambilla, probabilmente per questioni di denaro. Arrighi versava da mesi in difficoltà economiche. Nel negozio, sono stati notati schizzi di sangue ripuliti alla bell'e meglio. All'inizio Arrighi ha retto alle domande degli agenti, ammettendo di avere conosciuto lo scomparso e di averlo incontrato il giorno precedente, nient'altro. Quando però i poliziotti si sono accorti delle macchie residue di sangue, ripulito alla bell'e meglio con grandi quantità di detersivi e candeggina, Arrighi è stato portato in questura.
E' crollato poco dopo, esplodendo in un piano dirotto. Il cadavere decapitato di Giacomo Brambilla è stato poi trovato a Domodossola, la testa nel forno della pizzeria Conca d'oro di Senna Comasco, di proprietà del suocero dell'omicida. A portare i poliziotti sul luogo in cui si trovava la salma decapitata - sotto la ex statale del Sempione a Varzo - è stato lo stesso Arrighi che ha confessato tutto fin nei dettagli. In manette è finito anche il suocero, Emanuele La Rosa, con l'accusa di favoreggimaneto e di distruzione di cadavere. Sarebbe stato proprio il suocero ad aiutare Arrighi a sbarazzarsi del corpo nel cuore della notte e a decidere di decapitarlo infilando la testa del povero Brambilla in un forno del ristorante di Senna.
L'arma utilizzata per sparare è una Ruger calibro 22, una arma conosciuta ai frequentatori dei poligoni. Arrighi l'avrebbe prelevata da una vetrinetta del negozio, salvo poi pulirla e rimetterla al suo posto. Il delitto e la colluttazione che lo ha preceduto, è stato videoripreso integralmente dalle telecamere a circuito chiuso all'interno del negozio, che la polizia ha affidato ai tecnici della Procura per poterlo visionare. In attesi in giornata ulteriori sviluppi, soprattutto chiarimenti sul movente: sembra in ogni caso che Brambilla avesse prestato una ingente somma di denaro ad Arrighi e che ora ne pretendesse la restituzione, non è chiaro in quale forma.
Mi fa sorridere il commento a questo articolo, che trovate nel link.
Il commentatore dice: "menomale che non è stato un extracomunitario ma un comasco doc."
Mi fa sorridere perchè nonostante sia un'atrocità ed un eufemismo usare la parola "menomale", nonostante questo, condivido appieno.
Condivido che sia un esponente da generazioni della società ricca, della "Como Bene", perchè non solo i morti di fame, non solo i personaggi meno raccomandabili raccolgono tempesta.
Non accetto che l'omicida si sia prostrato inerme davanti alla legge dopo che aveva premeditato, studiato, riflettuto e chiesto sostegno. No. Non è stato un raptus. Un pugno mal calcolato. Una pistolata estratta senza pensieri dallla fondina in vita. Ha camminato, aperto l'armadio, caricato la pistola di esposizione, mirato e sparato. Questo è quello che secondo me deve essere valutato.
In ogni caso, non sarà ne il primo ne l'ultimo caso di questa entità.












